Numerosi e recenti studi dimostrano come tra i 9 ed i 17 anni circa il 7% della popolazione soffra di disturbi dell’umore.

Nei bambini la percentuale è di circa il 2%, negli adolescenti del 4%-8%.

Le caratteristiche delle manifestazioni cliniche dei disturbi dell’umore in questa fascia di popolazione, cambia a seconda dell’età del soggetto. Molto spesso nei bambini la depressione si caratterizza per sintomi quali l’irrequitezza, la tensione, il nervosismo. Frequentemente è persente un’iperattività a scuola cosi come una difficoltà nel concentrarsi sui compiti da fare. Non si può quindi semplicemente affermare che un bambino sia svogliato, bisogna andare più a fondo. Inoltre il bambino può manifestare la propria sofferenza anche con lamentele somatiche (“ho mal di pancia”, “ho paura di sentirmi male”). Spesso infatti lo stato depressivo si associa ad uno stato ansioso che può essere anche somatico.

E’ infatti logico che il piccolo non riesca ad esprimere i propri vissuti ed i propri stati d’animo e quindi utilizzi un linguaggio a lui più familiare. Molto spesso nelle bambine compoiono sintomi riferiti all’area alimentare, con perdita di appetito o tendenza alla ricerca di cibo spazzatura come merendine, patatine ed altro….Non è infrequente il riscontro, soprattutto nei bambini più piccoli, dell’introduzione in bocca di sostanze che non sono cibi, fino a configurare il quadro clinico della pica.

Quindi davanti ad un bambino che presenta delle alterazioni comportamentali, bisogna sempre porsi la domanda se si tratti di uno stato depressivo.

Generalmente i bambini che presentano questi sintomi hanno un familiare che soffre o ha sofferto di patologie dell’umore ed hanno anche una maggiore probabilità di sviluppare un vero e proprio disturbo psichiatrico nella vita adulta.

Per quanto riguarda invece gli adolescenti, i sintomi corrispondono in maniera un pochino più chiara a quelli della sfera depressiva con abbassamento del tono dell’umore, perdita di speranza, perdita di interesse, ritiro sociale. Sempre da considerare con attenzione sono i sintomi alimentari che talvolta mascherano uno stato depressivo.

I ragazzi che hanno sviluppato un quadro depressivo in adolescenza, più degli altri sono soggetti ad andare incontro ad un altro episodio in età adulta.

Mentre nei bambini l’incidenza della depressione fra maschi e femmine è uguale, nell’adolescenza è superiore nel sesso femminile. Si possono identificare dei fattori di rischio che sono lo stress, la perdita di un familiare o di una persona cara, l’interruzione di una relazione amorosa, situazioni di abuso e di violenza oppure traumi dovuti a calamità naturali (per es terremoto).

Il momento dell’inizio della pubertà con il menarca (prime mestruazioni) rappresenta per le bimbe uno scoglio che può comportare la comparsa di sintomi ansiosi e depressivi, cosi come il dover vivere con una patologia organica cronica (per es diabete mellito di tipo I). Incidono nella comparsa di disagio psicologico anche i contrasti con le figure genitoriali e le difficoltà nel rapporto con i pari. Ad esempio sintomi depressivi si rinvengono in bambini ed adolescenti che sono o sono stati vittime di episodi di bullismo. Ma anche se non si arriva a questi episodi estremi, la difficoltà nell’inserirsi nel gruppo dei pari può essere un fattore di vulnerabilità psichica.

Recenti studi evidenziano come sia importante riconoscere nei bambini e negli adolescenti i singoli sintomi psichiatrici come l’ansia, l’irrequitezza, il cambiamento di umore…. perchè al di là della diagnosi, bisogna prendersi cura del disagio psichico. Certi sintomi sono cioè transdiagnostici, appartengono a più disturbi psichiatrici e sono quindi indicatori di malattia.

Tutto questo per affermare che se notiamo un cambiamento nei figli piccoli o adolescenti, al di là della necessità di non drammatizzare, dobbiamo ipotizzare che possa esserci un disagio. Soprattutto se il cambiamento dura nel tempo e ci sono stati fattori di rischio.

L’approccio terapeutico varia da soggetto a soggetto e in base all’età: è logico che l’intervento di prima scelta è un intervento psicoterapico mirato a risolvere il problema. Ciò non esclude che in certi casi sia necessario utilizzare psicofarmaci, per quanto è possibile blandi e sempre con il consenso dei genitori se il paziente è minorenne.