L’Italia è il terzo paese del mondo dopo Giappone e Regno Unito per volume di gioco d’azzardo e il primo per spese pro capite per questo motivo: circa 1260 euro di spesa pro capite (neonati compresi) per il gambling (dicitura inglese per il gioco d’azzardo). Quello dei giocatori compulsivi è un fenomeno nel nostro paese progressivamente ingravescente. Si stima che l’incidenza negli adulti sia dell’ 1-2 % della popolazione: 800.000 sarebbero i giocatori d’azzardo patologici e addirittura 2 milioni i giocatori a rischio.
Le  caratteristiche del gioco d’azzardo patologico si basano sul fatto di rischiare qualcosa di valore nella speranza di ottenere qualcosa di valore maggiore. Alla base del disturbo da gioco d’azzardo c’ è un comportamento disadattivo legato al gioco, persistente o ricorrente, che sconvolge attività familiari, personali e/o professionali. Si può poi inoltre sviluppare un pattern di “rincorsa delle proprie perdite”, con il bisogno urgente di giocare per annullare una perdita o una serie di perdite.
Gli uomini rappresentano il 70/80 % dei giocatori patologici, ma il fenomeno è in crescita anche nel sesso femminile.  Per la donna la fascia più a rischio per l’inizio di questa dipendenza si colloca fra i 40 ed i 50 anni.

Sicuramente gli uomini ricercano nel gioco il piacere della “sfida” mentre per le donne il giocare ha a che fare con il tentativo di evasione dalla realtà circostante. Inoltre mentre gli uomini prediligono il Poker on line o il Black Jack, le donne si concentrano sui Gratta e Vinci e sul Bingo. Entrambi sono molto attratti dal gioco al line che permette di mantenere un certo anonimato.

Sembra che in passato vi sia stata una relazione fra ricorso al gioco e minore scolarizzazione: il 75-80% dei gamblers avevano la licenza elementare e media, l ‘80% si definiva precario da un punto di vista lavorativo ed un 61% risultava laureato. Si è stimato che addirittura un 86,7 % dei cassintegrati fossero dediti al gioco patologico. In realtà questo dato si sta uniformando e non è infrequente vedere persone arrivate professionalmente, giocare d’azzardo con assiduità.

Soprattutto nel sesso maschile, il gioco si associa ad una notevole scarica “adrenalica” cioè a quella sensazione che ti fa sentire potente, forte e invincibile. Questo è il meccanismo sotteso a più forme di dipendenza. E’ stato infatti visto che, soprattutto nei giovani, al gambling si associano fumo di tabacco precoce, consumo di sostanze, binge drinking, rapporti sessuali precoci ed a rischio. La base comune di questi comportamenti è l’impulso incontrollato che spesso è accompagnato da una forte tensione emotiva, che risulta sganciata dal pensiero riflessivo.

Non esiste però  un profilo di personalità uniforme per i polidipendenti, certo è che alcuni tratti caratteriali riscontrati nei giocatori compulsivi, si ritrovano in altre forme di dipendenza come per esempio la mancanza di autocontrollo, la bassa autostima ed il bisogno di sentirsi al di sopra delle regole sociali e degli altri.
Tuttavia il gioco d’azzardo si può manifestare anche come patologia isolata, non correlata ad altra difficoltà nelle gestione degli impulsi.

Essendo ormai una patologia emergente ed una condizione di allarme sociale, sono molteplici le terapie studiate per i giocatori d’azzardo. E’ chiaro che una prima fase può coincidere con una messa in sicurezza del soggetto, con l’impossibilità di accedere al gioco. Questo è chiaramente solo un intervento di desensibilizzazione. Parallelamente devono essere attuate terapie individuali ad indirizzo cognitivo comportamentale al fine di costruire nel soggetto la capacità di considerare gratificanti esperienze che non rientrano nel discontrollo degli impulsi. Utili risultano gli interventi di gruppo guidati, con lo scopo di insegnare a questi soggetti strategie di gestione delle situazioni e degli stati d’animo a rischio di condotte patologiche. Infine i gamblers possono trarre giovamento da gruppi di auto aiuto, perché condividere la propria esperienza la rende più gestibile e superabile.