Svolgere attività fisica nella vita di tutti i giorni è salutare.

L’esercizio fisico dovrebbe essere svolto giornalmente secondo le proprie possibilità.

Si verificano però casi in cui l’attività fisica acquista caratteristiche patologiche.

Questo è per esempio tipico di alcuni disturbi alimentari quali la bulimia e l’anoressia purging. L’esercizio fisico perde le sue caratteristiche salutari e viene effettuato con il solo scopo di perdere peso e mantenere una certa forma fisica.

Il fine è quindi “compensatorio”, cioè volere consumare tutte le calorie che si sono ingerite, sia che ci sia stata un’abbuffata sia che si sia mangiato in maniera adeguata o addirittura ridotta.

Si parla di esercizio fisico compulsivo quando questo perde gli effetti benefici e diventa rischioso per la salute. Svolto quindi in maniera eccessiva per frequenza, intensità o durata.

L’attività fisica compulsiva si può mettere in atto nelle normali attività motorie giornaliere, per esempio nello spostarsi sempre a piedi o in bicicletta, nel cercare di stare in piedi il più possibile, nel muovere ossessivamente una gamba quando si è seduti…..oppure può manifestrsi nelle sedute di allenamento in palestra o in piscina, esercitandosi in maniera esagerata e fuori controllo medico oppure può essere svolto a casa cercando di effettuare un numero sempre crescente di flessioni o di addominali giornalieri.

La caratteristica di questo tipo di esercizio fisico è la “obbligatorietà”, nel senso che non si è più liberi di decidere se e come farlo. L’individuo ha in mente una propria tabella di marcia che deve assolutamente rispettare, pena ingestibili sensi di colpa.

Quando si perde la libertà di decisione su un certo comportamento, allora si entra nella patologia.

Al di là della presenza dell’attività fisica compulsiva nei disturbi del comportamento alimentare, si può parlare in alcuni soggetti proprio di “exercise dependence” o “exercise addiction”. Ciò significa che vi è la necessità di praticare intensa attività fisica con modalità di tipo rigido ed intransigente.

Non si concepisce un giorno senza svolgere esercizio fisico, neanche per il presentarsi di un imprevisto.

Ma la caratteristica di “dipendenza” viene data dal valore concesso allo sport. Cioè l’attività sportiva serve per regolare le emozioni e gestire il tono dell’umore: un comportamento quindi che viene messo in atto per gestire una situazione psicologica ritenuta altrimenti ingestibile.

Non ci si riferisce al semplice “sentirsi meglio” dopo aver praticato sport. Vi è un pensiero continuo ed eccessivo sull’attività fisica, con difficoltà di concentrazione su altro. Si arriva addirittura ad una limitazione delle normali attività di relazione con amici e familiari in virtù dell’esercizio fisico da svolgere oltre ad un sovrallenamento con possibili danni fisici, perchè svolto senza controllo medico o comunque di un esperto.

Col tempo possono addirittura manifestarsi sintomi di astinenza, con malessre, irritabilità, deflessione dell’umore qualora il programma previsto non venga svolto.

Qualora si presentino sintomi ossessivi riferiti all’allenamento e all’attività fisica, soprattutto negli adolescenti, bisogna consultare uno specialista per verificare la natura di questo comportamento.

Ma la dipendenza da esercizio fisico non è prerogativa dell’adolescenza: studi recenti hanno dimostrato come questo fenomeno sia in crescita nelle donne in età menopausale e post menopausale. La etiopatogenesi può essere ricondotta alle motivazioni presenti anche nell’adolescente: la volontà ed il bisogno di controllare il proprio corpo e con esso le proprie emozioni in un momento di grande cambiamento.