Per magrezza patologica si intende uno stato di magrezza pericoloso per la salute.

Il peso normale di una donna è compreso fra 18.7 e 25 di BMI (indice di massa corporea). L’indice di massa corporea si calcola dividendo il peso per l’altezza al quadrato. Sotto il valore di 18.7 si ha uno stato di magrezza patologica.

La magrezza patologica può essere dovuta ad un insufficiente apporto calorico, ad un eccessivo dispendio di energia, quando sussistano entrambe queste condizioni o in alcune malattie.

Le malattie che più frequentemente danno origine ad uno stato di malnutrizione sono le malattie legate al malassorbimento come per esempio la celiachia. Anche la malattie oncologiche o alcune malattie infettive (per esempio l’AIDS) possono comportare una perdita di peso.

Davanti quindi ad un importante cambiamento del peso corporeo, dobbiamo prima di tutto verificare le condizioni mediche-organiche. Se cioè sono presenti fattori fisici che possono determinare questo stato. E’ importante verificare tramite esami e visita specialistica (per esempio gastroenterologica) se lo stato di salute è buono o sono in atto altre patologie.

In ogni età che si verifichino questi cambiamenti, è importante approfondire la situazione organica.

La celiachia infatti può essere scoperta fin da piccoli ed i sintomi possono in qualche modo ricordare quelli del disturbo alimentare.

E’ anche vero che molto spesso nei pazienti celiachi si associa un’alterazione del comportamento alimentare. Questo è dovuto al fatto che la presenza dell’intolleranza al glutine comporta sintomi fisici che conducono il paziente a concentrarsi sul corpo (pancia gonfia, alterazioni dell’alvo…), così come comporta un’attenzione specifica per il cibo e l’alimentazione.

E’ chiaro che la condizione di celiachia non è sufficiente per sviluppare un disturbo del comportamento alimentare. Può essere un fattore concomitante o scatenante.

Qualora nei casi di magrezza si siano escluse tutte le cause organiche, dobbiano rivolgere l’attenzione all’aspetto psichico.

Situazioni di disappetenza che possono portare ad un calo ponderale, sono comuni in molte malattie psichiatriche.

Prima fra tutte la depressione, che può comportare una situazione di inappetenza fino all’anoressia, intesa come perdita totale di appetito.

Anche nelle fasi di eccitamento maniacale si può trovare una riduzione dell’apporto calorico dovuta all’iperaffaccendamento e all’affastellamento ideico.

Difficoltà nella deglutizione con paura di soffocare per l’ingestione di cibi è tipica dei disturbi d’ansia. Ciò comporta una progressiva riduzione dell’alimentazione con una selezione di cibi associati al pensiero di una più facile ingestione. Capita quindi di vedere anche ragazze molto giovani che evitano cibi solidi per la paura di soffocare o che compiono gesti particolari per favorire la deglutizione o ancora che assumono molti liquidi al fine di riuscire ad ingoiare certi alimenti. In questi casi, va fatta una attenta diagnosi differenziale con i disturbi del comportamento alimentare.

Ci può essere un rifiuto del cibo per la convinzione delirante che sia contaminato, sporco o avvelenato. Si entra quindi nella sfera dei disturbi psicotici con una alterazione del contenuto del pensiero.

Infine vi è la magrezza patologica dovuta all’anoressia nervosa. Per fare però diagnosi di anoressia nervosa, non è sufficiente la magrezza, è necessario che vi sia la paura di riprendere peso con una visione del proprio fisico che non corrisponde alla realtà (le ragazze si vedono grasse anche se sono sottopeso, vedono alcune parti del corpo deformate ed eccessivamente grosse…).

Inoltre per fare diagnosi di disturbo alimentare è necessario che la stima di sè sia strettamente correlata al peso corporeo (ragazze che non hanno il coraggio di uscire perchè si vedono grasse…).

In realtà il termine anoressia non è esatto: in questi casi le ragazze hanno fame, non sono disappetenti ma cercano in ogni modo di resistere alla fame e controllarla.

Davanti quindi ad una magrezza che non ha substrati organici, bisogna rivolgersi ad uno specialista che possa fare una corretta diagnosi e di conseguenza instaurare l’adeguata terapia.