Per autolesionismo si intende un comportamento con cui la persona si provoca del male. Generalmente viene riferito al male fisico, anche se nel linguaggio comune si parla di autolesionismo anche quando il malessere è esclusivamente psicologico.

L’autolesionismo viene attuato in diversi modi; i più frequenti sono autolesionismo per tagli, per bruciature (soprattutto di sigarette), tramite percosse ed infine con morsi autoinflitti.

Questo comportamento si può verificare in ogni fase della vita.

Nei bambini è comune come comportamento ossessivo- compulsivo e avviene tramite morsi o percosse. Può essere ripetuto nel tempo. Ha un significato “protettivo” per il bambino che in questo modo viene a contatto con se stesso. Può essere più raramente espressione di una sintomatologia depressiva. In entrambi i casi è bene che i genitori comprendano come queste siano richieste di aiuto e intervengano sostenendo il bimbo. E’ opportuno l’intervento di uno specialista, se il comportamento è reiterato nel tempo.

Sicuramente l’età in cui si verifica l’autolesionismo con più frequenza è l’adolescenza.

E’ chiaramente segno di un disagio profondo.

Si può verificare in varie situazioni cliniche.

In corso di depressione, quando può addirittura sfociare in tentativi di suicidio. L’autolesionismo è un comportamento parasuicidario. Viene cioè utilizzato per farsi del male ma senza la finalità di uccidersi. Nell’adolescenza possono esserci tentativi di suicidio a scopo dimostrativo, cioè con valenza comunicativa, quindi con lo stesso significato di tagli o bruciature.

Nei disturbi del comportamento alimentare l’autolesionismo è molto frequente. Soprattutto in caso di bulimia nervosa.

Esiste infatti una sindrome definita Bulimia Multimpulsiva in cui si ripetono comportamenti legati al discontrollo degli impulsi, come appunto l’autolesionismo.

Si associa a altri comportamenti disfunzionali quali furti, guida pericolosa, vomito autoindotto, possibili tentati suicidi.

In questa ottica possiamo anche considerare l’autolesionismo che si manifesta in corso di disturbi di personalità, soprattutto il disturbo Borderline. Anche in questa patologia si associa a altri discontrolli degli impulsi, come segnalato sopra.

C’è però da dire che nel disturbo del comportamento alimentare, molto spesso l’autolesionismo assume il significato di “sentire” il proprio corpo, altrimenti vissuto come entità astratta.

Infine l’autolesionismo può essere presente in concomitanza di sintomi psicotici, quando cioè si perde il contatto con la realtà circoscante.

Nell’età adulta generalmente si associa a disturbi di personalità, Borderline, Narcisistico o Istrionico.

Anche in questo caso, rappresenta una modalità per comunicare all’ambiente esterno il proprio disagio.

Spesso però la donna nasconde i propri gesti autolesionistici. Sono quindi comportamenti che servono a mitigare le proprie emozioni.

Dopo essersi fatte del male, le donne affermano di sentirsi meglio, più rilassate. E’ quindi una modalità disfunzionale di gestire i propri stati d’animo.

Infine nell’età avanzata episodi di autolesionismo si possono verificare soprattutto in situazioni di degenerazione cognitiva.

In corso di demenza si può assistere a ripetuti comportamenti volti a farsi del male.

In qualsiasi epoca della vita l’autolesionismo si manifesti, bisogna intervenire con un sostegno terapeutico adeguato, cercando di capire le motivazioni che spingono la persona a farsi del male.

La terapia può essere sia psicofarmacologica che psicoterapica. Generalmente si associano entrambi gli interventi.