Molto spesso le mie pazienti mi dicono di avere un urgente desiderio di mangiare qualcosa di dolce. In termini tecnici questo viene chiamato “craving per i carboidrati”, “voglia” di cibarsi o di dolci o di pasta o di pane.

Frequentemente chi presenta questo tipo di problema, afferma di essere goloso. “Non so resistere ai diti alla crema”, “Farei qualsiasi cosa per un pezzo di schiacciata”.

In realtà non è proprio così. E’ un comportamento da non sottovalutare.

E’ chiaro che i dolci possono essere un richiamo piacevole per tutti. Ma la ricerca costante e impellente di questi, è un campanello di allarme.

Prima di tutto bisogna verificare se si mangia bene. Cioè se si compiono i 5 pasti in maniera completa ed adeguata.

Ricordiamo che ogni pasto deve avere la sua componente lipidica, proteica e glucidica al fine di essere saziante.

Qualora si restringa durante i primi pasti (per esempio a colazione o a pranzo) è chiaro che si cerchi poi nel pomeriggio qualcosa di altamente saziante, come i grassi od i carboidrati:

Non c’è quindi da stupirsi se donne che partono la mattina attuando una profonda selezione alimentare, si ritrovino il pomeriggio a fare merenda con biscotti, latte o pane e olio.

Naturalmente non c’è niente di patologico nel mangiare tali cibi in quantità adeguata.

Molto spesso però vi è un velato senso di colpa che accompagna la consumazione di tali alimenti.

Ma quale è il limite fra giusta fame e patologia?

Chiaramente se abbiamo fatti pasti completi, equilibrati e ricerchiamo ancora dolci e pane, sotto questa voglia può celarsi la ricerca di qualcosa d’altro.

Può essere una gratificazione esterna nel contesto di una giornata molto faticosa. Spesso le donne sono soggette a molteplici pressioni che si snodano dal mondo del lavoro all’ambiente familiare.

Vi è come la necessità di dover “riparare a tutto”. La tendenza ad essere perfette fuori casa e dentro casa.

In realtà ciò comporta un forte stress, molto spesso non riconosciuto. Con lo stress, la necessità di gratificarsi in maniera diversa, spesso tramite l’alimentazione.

La donna mangia qualcosa di dolce, si sente in colpa, non si piace.

Per uscire da questo circolo vizioso, è doveroso riconoscere il meccanismo sottostante. Individuare cioè gli stati d’animo  che sono correlati al mangiare qualcosa di dolce e cercare di gestirli in maniera diversa. Non sempre riesce, non sempre è facile.

Molto spesso il concedersi il carboidrato è l’unica trasgressione che la donna si concede, in un contesto in cui le è richiesto di essere efficiente, bella e mai stanca.

Quindi la ricerca del piacere come gratificazione, oltre alla ricerca del dolce per una carenza alimentare vera e propria.

Ma il craving per i carboidrati molto spesso si associa ad uno stato depressivo. La ragazza o la donna non ha voglia di mangiare ma si “tuffa” ugualmente su bignoline e sacher.

Perchè?

Si ha un appagamento di quello che è un sentimento di inutilità e negativismo. La ricerca del dolce o del pane è correlata a questo vissuto.

Proprio per i motivi sopra elencati, non si può considerare una donna semplicemente golosa.

Molteplici sono le componenti sottostanti ad un certo comportamento.

Vanno quindi indagate. E bisogna correre a rimedi adeguati.