Il campo dei disturbi del comportamento alimentare si sta facendo sempre più complesso.

I disturbi alimentari stanno diventando sempre più frequenti soprattutto nell’età dell’ adolescenza ma anche in età adulta, in coincidenza della menopausa.

L’età di esordio si sta sviluppando quindi su una forbice che comprende ad un estremo età sempre più giovani (fino ad esordi che si verificano verso gli 8-9 anni) ed età più avanzate (verso i 50 anni).

I disturbi del comportamento alimentare più conosciuti sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata che spesso si associa ad obesità.

L’ anoressia nervosa si caratterizza per la marcata paura di aumentare di peso e da ciò, la messa in atto di comportamenti volti a mantenere il sottopeso quali l’iperattività fisica, la restrizione alimentare e la possibile presenza di vomito autoindotto o di abuso di lassativi e diuretici.

Esiste infatti una forma di anoressia definita purging in cui il digiuno e la restrizione alimentare si alternano ad abbuffate seguite da meccanismi di compenso.

Come abbiamo visto precedentemente l’amenorrea, cioè la mancanza del ciclo mestruale, non è più un criterio indispensabile per fare diagnosi di anoressia.

Nella bulimia nervosa la persona interessata è normopeso ma dominata da pensieri sulla forma fisica ed il peso. Anche in questo caso sono presenti meccanismi di compenso con una frequenza di vomito autoindotto o di abuso di lassativi e diuretici per lo meno 1 volta la settimana per 3 mesi, preceduti da significative abbuffate.

Il disturbo da alimentazione incontrollata si caratterizza invece per la presenza di abbuffate non seguite da meccanismi di compenso che avvengono con una frequenza minima di 1 volta a settimana per 3 mesi.

Ma molto spesso accade che le ragazze che presentano disturbi alimentari non soddisfano tutti i criteri richiesti per una diagnosi come quelle sopra esposte.

Si può per esempio verificare una situazione di grande attenzione al peso ed alle forme ma senza sottopeso. Oppure in ambito bulimico una frequenza di abbuffate e meccanismi di compenso inferiore ad una volta la settimana.

In questo caso allora si tratta di disturbi alimentari o no? E come possono essere codificati?

Da un punto di vista psicopatologico, i disturbi alimentari si caratterizzano per una serie di vissuti e pensieri che possono essere considerati la vera base di queste patologie.

Abbiamo cioè un’intensa paura di aumentare di peso correlata ad un disturbo dell’immagine corporea.

Il disturbo dell’immagine corporea è alla base di una visione di sè che non corrisponde alla realtà. Le ragazze si vedono come non sono, sempre grasse e gonfie. Questo determina la messa in atto di tentativi di ogni tipo per perdere peso e soprattutto non sentire determinate sensazioni fisiche (ingrossamento delle cosce, pancia gonfia, gambe sempre più grasse…).

Spesso il solo pensiero di mettere qualcosa in bocca, provoca dispercezioni fisiche. Per evitare questo malessere, si preferisce digiunare o attuare meccanismi di compenso.

Questo è il vero nucleo del disturbo alimentare. E anche se non sono presenti tutti i sintomi per arrivare ad una precisa diagnosi di anoressia e bulimia, l’attenzione al peso e alle forme corporee, la paura di ingrassare ed il disturbo dell’immagine corporea determinano la presenza di un disturbo alimentare.

Quindi più che i sintomi bisogna ricercare le modalità di pensiero ed i vissuti della ragazza o della donna. E la gravità del disturbo è data da quanto la vita quotidiana è condizionata da questi pensieri. Qualora infatti l’organizzazione della giornata, compresa la vita lavorativa e sociale, ruoti intorno a vissuti correlati al peso e alla forma fisica, questo determina la presenza e la gravità del disturbo.

In questi casi dobbiamo quindi rivolgersi ad uno specialista.